Femminilità
02
Apr

La femminilità non dipende dalle scarpe che si indossano, ma dalla persona stessa

La femminilità non dipende dalle scarpe che si indossano, ma dalla persona stessa

La femminilità non dipende dalle scarpe che si indossano, ma dalla persona stessa. Essere femminile non significa indossare tacchi, trucco o vestiti aderenti. Significa essere se stesse, scegliere ciò che ci fa sentire bene e affrontare la vita con forza e consapevolezza. E poi, se una donna indossa scarpe da ginnastica o scarpe comode perché ha tante cose da fare, non è forse il segno di una persona attiva, dinamica e determinata? Perché dovrebbe essere visto come un difetto? Molte donne vorrebbero avere il tempo e l’energia per curarsi di più, ma non possono, perché sono sommerse di responsabilità. E invece di essere aiutate o almeno apprezzate, si ritrovano pure criticate.

 

Il mito della “vera femminilità”

Secondo questa mentalità, una donna dovrebbe fare tutto in casa, lavorare, occuparsi della famiglia e degli altri prima di sé stessa. E, allo stesso tempo, essere sempre curata, elegante e femminile, come se avesse tutto il tempo del mondo per pensare al proprio aspetto. È proprio inconcepibile! Ma se deve correre da una parte all’altra, perché mai dovrebbe indossare i tacchi? E perché la comodità dovrebbe essere vista come “mascolinità” invece che come buonsenso? Nessuno direbbe mai a un uomo: “Se non metti le scarpe eleganti tutti i giorni, non sei abbastanza maschile.” Perché, allora, una donna dovrebbe sentirsi giudicata per una scelta pratica? La verità è che chi fa questi commenti non ha mai vissuto la realtà di una donna che si divide tra mille impegni. Chi la giudica si aspetta che sia sempre impeccabile, senza preoccuparsi del fatto che abbia giornate infinite, piene di impegni e responsabilità.

 

Il peso invisibile sulle spalle delle donne

Nella società moderna, dove l’uguaglianza tra uomini e donne è proclamata a gran voce, c’è ancora un’enorme disparità che si insinua tra le mura domestiche. Molti uomini, pur essendo perfettamente in grado di prendersi cura della casa e della vita quotidiana, scelgono di non farlo. Non per incapacità, ma per comodità. La scusa più comune? “Io lavoro, sono stanco, tu sei più pratica.” Ma la verità è che il carico mentale e fisico della gestione domestica pesa ancora sulle spalle delle donne, anche quando lavorano quanto (o più) degli uomini. Non è raro che molti uomini adottino un comportamento deliberato per evitare responsabilità. Rimandano i compiti fino a quando la donna, stufa di aspettare, fa tutto da sola. Fanno finta di non saper fare certe cose per costringerla a occuparsene. Usano il lavoro come scusa per evitare ogni contributo alla vita domestica. Si mettono sulla difensiva e trasformano ogni richiesta di aiuto in una discussione.

 

La trappola del “Se non lo faccio io, non lo farà nessuno”

Questa dinamica porta molte donne a fare tutto, convinte che sia più facile così piuttosto che litigare. Ma accettare questa situazione significa solo legittimarla. Una casa non è un hotel e un uomo adulto non è un ospite. Per rompere questo ciclo, le donne devono smettere di giustificare e prendere posizione. Non fare più tutto da sole: se lui ignora il problema, lasciarlo affrontare le conseguenze. Dare compiti precisi e non negoziabili: la casa è un bene comune, quindi le responsabilità vanno divise. Non cedere ai litigi manipolatori: se un uomo preferisce discutere piuttosto che collaborare, il problema non sono le faccende domestiche, ma il rispetto. Chiedersi: vale la pena restare? Se lui si rifiuta di cambiare, la questione diventa più grande di una semplice suddivisione dei compiti.

 

 C’è ancora questa mentalità, profondamente ingiusta e contraddittoria

 Il problema non è chi lava i piatti o chi cambia una lampadina. Il problema è che molte donne vivono con uomini che non vedono il loro tempo e la loro fatica come importanti. Da un lato, la società pretende che le donne si occupino di tutto, perché sono “più capaci, più organizzate, più pratiche”. Dall’altro, quando lo fanno, vengono etichettate come meno femminili, più mascoline o “dominanti”. Questo giudizio nasce da un’idea ancora radicata: la femminilità è associata alla delicatezza, alla dolcezza, alla cura del proprio aspetto. Ma come può una donna rimanere sempre impeccabile, leggera e rilassata quando è sommersa di responsabilità? Una donna fa tutto—gestisce la casa, lavora, organizza, risolve problemi—ma viene giudicata meno femminile perché indossa scarpe comode invece dei tacchi.

 

 La vera femminilità non è nei compiti che svolgi  

 La femminilità non ha nulla a che fare con il numero di cose che una donna fa in casa. Non è meno donna chi sa aggiustare un mobile, cambiare una gomma dell’auto o gestire le bollette. Anzi, una donna che sa fare tutto è forte, indipendente e completa. Il vero problema è che alcuni uomini si sentono a disagio con donne così capaci, perché li mette di fronte alla loro stessa pigrizia e inadeguatezza. E allora cercano di sminuirle, dicendo che sono “meno femminili”. Ma chi stabilisce cosa è femminile? Un compagno che ti critica anziché supportarti non è un vero compagno. La casa si gestisce in due. Un uomo che si occupa della casa non sta “aiutando”, sta semplicemente facendo la sua parte. Non è un favore, è una responsabilità condivisa.

 

 L’educazione deve partire dalla famiglia

L’educazione deve partire dalla famiglia, attraverso il buon esempio. Insegnare ai bambini che pulire, cucinare e occuparsi della casa è un dovere di tutti. L’educazione all’equità di genere e al rispetto reciproco è fondamentale per costruire una società più giusta e inclusiva. È necessario chiedere rispetto e collaborazione. Il rispetto non è un’opzione, è un dovere. La società ha normalizzato l’idea che le donne debbano dare sempre il massimo, mentre agli uomini basta il minimo sforzo per essere considerati “bravi”. Basta con i complimenti esagerati agli uomini per cose normali. Il rispetto si dimostra con i fatti, non solo a parole. E ricordando che la femminilità non dipende dalle scarpe che si indossano, ma dalla persona stessa.